Danno epatico indotto dai farmaci: nuovi anticoagulanti orali versus Eparina a basso peso molecolare


Negli ultimi anni, gli warning di sicurezza hanno avvertito del rischio di gravi danni epatici farmaco-indotti, causati dai farmaci cardiovascolari.
I nuovi anticoagulanti orali ( NOAC )sono ora disponibili sul mercato. Sono stati sollevati problemi di sicurezza sulla loro sicurezza epatica.

Una revisione sistematica e una meta-analisi di studi clinici di fase III, randomizzati e controllati, fino a settembre 2013 ha valutato la sicurezza dei nuovi anticoagulanti orali relativamente a livello epatico.

L'esito primario era il danno epatico farmaco-indotto ( innalzamenti della transaminasi più di 3 volte sopra il limite superiore del valore normale, ULN, con bilirubina totale maggiore di 2 x ULN ).

I nuovi anticoagulanti orali sono stati confrontati con un gruppo di controllo.

Sono stati inclusi 29 studi che hanno valutato 152.116 pazienti ( follow-up medio di 16 mesi ).
Tutti gli studi sono stati classificati come a basso rischio di bias.

I nuovi anticoagulanti orali non sono stati associati a un aumentato rischio di danni epatici farmaco-indotti ( RR=0.90, I2=0% ).

Risultati simili sono stati ottenuti per i singoli nuovi anticoagulanti orali ( Rivaroxaban [ Xarelto ], Apixaban [ Eliquis ], Dabigatran [ Pradaxa ], Darexaban, Edoxaban [ Lixiana, Savaysa ] ) e considerando i diversi gruppi di controllo ( antagonisti della vitamina K, Eparina a basso peso molecolare [ LMWH ], e placebo ).

Il rischio di aumenti delle transaminasi ( più di 3 x ULN ) è stato più basso tra i pazienti trattati con i nuovi anticoagulanti orali, in particolare rispetto ai pazienti trattati con Eparina a basso peso molecolare ( RR=0.71, I2=27% )

In conclusione, i nuovi anticoagulanti orali non sono associati a un aumentato rischio di danni epatici farmaco-indotti.
L'inatteso effetto protettivo dei nuovi anticoagulanti orali è probabilmente dovuto alla epatotossicità associata all’Eparina a basso peso molecolare. ( Xagena2014 )

Caldera D et al, Heart 2014; 100: 550-556

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